Il nuovo modello bio-urbanistico di città

La città di Benevento, la cui storia è stata più volte connotata da passaggi fondamentali, politici e sociali a partire dall’età sannitica, può essere definita, a buona ragione, città ecostorica ante litteram, che perviene alla contemporaneità a seguito di una crescita urbana che è iniziata nel secondo dopoguerra, si è consolidata e rafforzata negli anni del post – sisma ’80 ed è continuata, per inerzia, fino ai giorni nostri.

 

La bolla edilizia, la crisi socio-economica, la pianificazione asimmetrica e anti-storica, hanno contribuito, in modo diverso, alla perdita di “valore” della città sia sotto il profilo economico-sociale, sia sotto il profilo ecologico. È da dire, a beneficio di tutti coloro che amano la città, che nell’ultimo quinquennio sono state poste le basi per il futuro, elaborando una concreta politica di riordino e di riqualificazione.

 

Non vi è chi non veda come la città, agganciata nella morsa dell’alta fiscalità (IMU) e della bassa redditività (qui la simmetria del PUC vigente), abbia sostenuto evidenti costi economici e sociali; che solo recentemente appaiono in via di attenuazione, in virtù delle politiche urbane che il Sindaco uscente ha indirizzato alla eco-sostenibilità delle scelte, orientandole ad una visione più umana e più accessibile della vita cittadina.

 

Detto rientro è avvalorato dalla visione del Preliminare di Variante al PUC, di cui alla delibera di G.C. n. 148 del 27.07.2021, finalizzata ad incoraggiare l’economia circolare e i nuovi paradigmi energetici basati sulla sostenibilità.

 

L’Amministrazione comunale di Benevento, sulla scorta di una consolidata e rinnovata coscienza ecologica, ha più volte posto in atto misure concrete per de-sincronizzare i tempi della vita urbana per ripensare e riprogettare gli spazi aperti e per cambiare radicalmente il sistema della mobilità, per incentivare l’uso delle energie rinnovabili, realizzare architetture verdi, mediante la valorizzazione della biodiversità, nonché favorendo boschi e foreste urbane per neutralizzare gli inquinamenti da CO2. Gli inquinamenti urbani della città di Benevento, già in parte mitigati dalle aree pedonalizzate, dovranno essere ridotti dall’impiego di mezzi che non usino combustibili fossili, fermo restante l’adozione di soluzioni architettoniche e tecnologiche che permettano di abbattere le polveri sottili.

 

La città di Benevento, nella misura in cui può essere definita eco-città ante litteram, ha già avviato, con la Variante al PUC, come detto in precedenza, un disegno bio-urbanistico che propone una serie di visioni di conversione ecologica della città. Benevento dovrà accogliere la biodiversità, come elemento portante, implementando boschi e foreste urbane, per una transizione ecologica, che al momento è sulla bocca di tutti, ma non basta.

 

L’amministrazione comunale di Benevento ha già posto l’accento, nel Preliminare di Variante al PUC, sul ripensamento sostanziale del rapporto con la natura e con i fiumi e con le relative specie animali e vegetali mediante l’istituzione di parchi naturali, nonché di invertire l’antecedente urbanistico orientato alla crescita continua, che divora suolo agricolo e porzioni di natura e riduce la biodiversità per la produzione di architetture di dubbio gusto. La volontà dell’Amministrazione trova riscontro nella visione del Preliminare del PUC che controlla la crescita finalizzandola alla rigenerazione, aumentando all’interno della città la presenza di spazi verdi per una migliore conversione ecologica.

 

Il tema della forestazione urbana, tra l’altro emergente anche dalle delibere programmatiche per la Variante del PUC, consente di definire per il futuro l’idea di costituire un unico sistema boschivo composto da diverse tipologie: boschi produttivi ad uso agricolo, boschi a parco, boschi annessi alle zone agricole, disegnando un sistema di aree che, cingendo la città (cfr. PRG di Bruno Zevi di trent’anni fa), limiti la sua estensione, bloccando il consumo di suolo, in modo da contribuire alla formazione di una grande barriera verde, costituente un polmone di ossigeno per la biodiversità.

È necessario riflettere. La cronaca di questa fine estate registra una evidente crisi climatica in atto, stante i fenomeni estremi legati all’ambiente che non lasciano spazio ad alternative: i territori franano e vengono spazzati via da acqua, vento e fuoco, lasciandoci in eredità la desertificazione e l’abbandono.

Sul tema della mobilità sostenibile la città di Benevento è in linea con la contemporaneità: intende cambiare in fretta, puntando tutto sulla transizione ecologica: auto elettriche e bio-urbanistica.

 

I grandi produttori mondiali di auto concordano sul fatto che la transizione verso città più sostenibili non può prescindere dalla risposta “elettrica”. Da più parti si propende a definire, nel prossimo decennio, la conquista della produzione completamente elettrica, qualora incentivata dalla decrescita dei prezzi delle batterie: se non avviene questo abbassamento dei prezzi, non si realizza la democratizzazione della mobilità. Al momento la mobilità elettrica è una scelta che non tutti possono permettersi. Sul punto è necessario riflettere, per la nostra città, anche ad una riconversione in termini ecologici ed eco-produttivi delle aree già urbanizzate di contrada Olivola, in modo da favorire processi produttivi in linea con le esigenze del mercato e della modernità. Ci sono pochi dubbi che l’elettrico sia la strada da percorrere ed è fondamentale che sia una scelta possibile e a costi bassi, ed evitare che le soluzioni sostenibili siano appannaggio solo dei benestanti. La transizione ecologica, favorita dalle auto elettriche, dalla bio-urbanistica, porterà al cambiamento della immagine e della vita urbana, parametrata dalla rivoluzione industriale in poi, sulla presenza dei mezzi meccanici, piccoli e grandi, della mobilità invasiva, sull’inquinamento urbano che riconduce alla città patologica. Nel prossimo decennio cambierà tutto; l’auto non sarà più un oggetto di culto da venerare ma sarà sempre più uno strumento fondamentale di mobilità e quindi anche gli spostamenti, sempre più sostenibili, saranno attuati utilizzando i fornitori di servizi (car sharing…). L’auto, con la città, costituirà il cardine della transizione ecologica in nome dell’innovazione, della sostenibilità e della connessione. Le grandi patologie, derivanti dal traffico, dall’emissione di rumori, dall’esalazione di polveri sottili e dalla presenza di gas serra, nonché l’insufficienza cronica dei parcheggi e i conseguenti comportamenti frustrati dalla presenza delle auto, saranno, a mano a mano, attenuati in nome di un percorso che consentirà un ritorno all’umano, che noi chiamiamo transizione ecologica.

 

Tutto sta già accadendo ed è proprio per questo che abbiamo abbandonato il modello anti-storico dell’attuale PUC vigente, per approdare ad un modello bio-urbanistico che consenta ai cittadini di Benevento di riappropriarsi di comportamenti antichi.

 

È su queste basi che trova riscontro il progetto in fieri del nuovo Piano Urbanistico Comunale che, in linea con i tempi e i cambiamenti, coglie l’opportunità di rivivere l’archeologia e la natura, la storia e la vita, laddove i luoghi e i fiumi narrano il mito; quasi che il genius loci pretenda la rinascita e la rigenerazione (umana, sociale, tecnologica) per un nuovo umanesimo. Pulito.

 

Benevento città fluviale – Un paragrafo a parte, sull’assetto della Benevento che verrà, lo merita il rapporto della città con i suoi fiumi. Benevento nasce e si sviluppa nella confluenza di due fiumi: il Calore ed il suo affluente Sabato, appartenenti al sottobacino del Volturno. Nel corso degli anni, il progresso tecnologico, l’aumento della popolazione e la conseguente espansione urbanistica, hanno tolto centralità al fiume, rendendo secondaria la risorsa fluviale anche quale via di comunicazione ed elemento di connessione economica tra i territori, trasformando il fiume da opportunità a minaccia. La fragilità dell’ambiente fluviale si manifesta periodicamente in occasione dei fenomeni più estremi, in conseguenza anche dei cambiamenti climatici in atto e dei livelli di occupazione ed impermeabilizzazione dei suoli, come testimoniano gli eventi disastrosi che hanno interessato le aree spondali del basso tratto del fiume Calore, ultimo l’alluvione del 15 ottobre 2015.

Tenuto conto della geomorfologia del territorio e partendo dalle fragilità dovute all’elevata esposizione al rischio di catastrofi naturali o antropiche, l’Amministrazione cittadina ha ritenuto necessario avviare un processo atto a mitigare e contenere il rischio idrogeologico e nel contempo riqualificare la risorsa fluviale, per migliorare il benessere della collettività, perseguendo obiettivi di sostenibilità economica e compatibilità ambientale, attraverso la corretta gestione delle risorse idriche e la valorizzazione del territorio unita alla salvaguardia del rischio idraulico.

 

Il Contratto di Fiume, quale strumento di programmazione strategica e negoziata in chiave di green economy, costituisce per la città di Benevento una immancabile occasione per mettere in pratica una nuova centralità della risorsa fluviale, agendo sia sugli aspetti della qualità delle acque sia sui fattori di rischio che ne pregiudicano la fruibilità. Esso è il luogo in cui le istanze dei vari portatori di interesse si traducono in politiche e quindi in progetti fattivi sia legati alle emergenze ambientali sia a quelle di natura economica e sociale. La riqualificazione del fiume è strettamente legata alla riqualificazione del sistema economico e può essere, un utile slancio per il turismo esperienziale che, negli ultimi tempi, sta crescendo in luogo delle restrizioni ai normali flussi turistici legati all’emergenza sanitaria.

 

La Città di Benevento ha aderito al Contratto di Fiume “Basso Calore Beneventano”, prototipo di strumento negoziale a regia regionale (L.R. n.5/2019), promosso sul sottobacino del Calore che abbraccia l’area del Parco regionale del Taburno Camposauro e si estende a tutti i comuni della fascia contigua, che ben si presta ad includere sia in termini di connessione territoriale che di contiguità fisica, l’area contermine della città di Benevento posta a sud-ovest del perimetro urbano, che comprende le località di Pantano, Serretelle e Cellarulo fino al Ponte Vanvitelli.

 

L’area rurale corrispondente con il massiccio del Taburno Camposauro e i territori di piana attraversati dal fiume rappresenta una zona di notevole valenza ambientale, naturalistica e culturale alle porte della città storica di Benevento e ne può utilmente essere influenzata perché facilmente raggiungibile dalla città stessa. Il coinvolgimento del comune di Benevento nella sperimentazione del CdF rappresenta un’occasione per unire gli elementi storico-culturali della città alle valenze ambientali e paesaggistiche dell’area rurale. In questo sistema territoriale allargato, Benevento rappresenta la porta naturale del Contratto di Fiume, anche grazie alla presenza della stazione ferroviaria che si trova proprio nell’area di inclusione e ben si presta ad una progettualità di mobilità sostenibile verso l’area del Parco. Sono di sicuro interesse, interventi che puntano al recupero e potenziamento di ciclovie lungo il corso del fiume in grado di collegare l’area periurbana con i percorsi naturalistici già esistenti sul massiccio del Taburno al fine di generare effetti sinergici tra i flussi turistici che interessano la città storica e quelli legati all’area naturalistica e montana del Parco. In tal senso il fiume diventa elemento di connessione tra ambiente urbano e ambiente rurale naturale.

 

In questa ottica, Benevento entra a pieno titolo tra i promotori del CdF, e i progetti che ne sposano e ne integrano le strategie di area vasta devono riguardare prioritariamente la messa in sicurezza delle aree spondali e mitigazione del rischio idrogeologico, il miglioramento della qualità delle acque, la creazione e il potenziamento di percorsi naturalistici che consentano la fruibilità del fiume da parte dei cittadini con la creazione di un parco fluviale urbano, attrezzato e vivibile tale da migliorare gli standard di qualità della vita e il rapporto tra uomo e natura.

 

Sempre in coerenza con le prerogative del CdF la città di Benevento si candida a proporre un sistema integrato di interventi di natura ambientale che devono necessariamente riguardare, oltre che la messa in sicurezza del territorio, la rinaturazione dell’ambiente fluviale, la creazione di corridoi ecologici e di percorsi naturalistici e culturali. Tali azioni necessiteranno di interventi di recupero e valorizzazione e di infrastrutture di supporto, promozione, accoglienza e accompagnamento dei flussi turistici.

 

La rinaturazione dei fiumi, la possibilità di mettere a sistema le risorse ambientali, culturali e produttive che legano Benevento, nel suo ruolo di capoluogo di provincia, al resto degli enti coinvolti nel CdF, possono rappresentare un’occasione di rilancio dell’intero Sannio con premesse solide legate alla compatibilità ambientale degli interventi, alla fattibilità reale dei progetti e alla vision comune delle strategie. Subito dopo la definizione del Contratto di Fiume del “Calore Beneventano” che si stima avverrà nei prossimi mesi autunnali, la Città di Benevento si candida a promotrice anche del Contratto di Fiume sul “Fiume Sabato”.

 

L’auspicio è che ritornando al fiume, Benevento e gli altri partner possano riscoprire il Calore come anello di congiunzione tra passato, presente e futuro con una serie di interventi strutturali e di valorizzazione in grado di generare un modello di sviluppo ecosostenibile e duraturo capace di contrastare i noti fenomeni di abbandono del territorio da parte dei giovani, spopolamento e invecchiamento della popolazione residente, tipici delle aree interne senza prospettive economiche.